sabato 25 luglio 2020

Феличе Трояни - "Хвост Миноса"



La traduzione in russo di un estratto de La Coda di Minosse di Felice Trojani, è in corso di pubblicazione in Russia, con il patronato del Museo Krassin di San Pietroburgo.

La traduzione in russo è stata eseguita dal Presidente della Società Dante Alighieri di Mosca, Nataliya Nikishkina e dal Presidente della Societa’ Internazionale Amicizia Italia-Russia, Ekaterina Spirova.




Il rompighiaccio sovietico Krassin raggiunge l'accampamento della 
Tenda Rossa (che rossa mai fu) il 12 Giugno del 1928


Naufraghi e soccorritori in una foto di gruppo sul pack: 
da sinistra, Felice Trojani (con la barba), il commissario politico del rompighiaccio Krassin, Orass, il comandante Alfredo Viglieri, il fisico Frantisek Behounek, il segretario Ivanow, il capo della spedizione di soccorso Samoilowitch

XI Convegno Nazionale dell'Istituto di Grafologia Forense - Mesagne 4/5 Settembre 2020



L’Undicesimo Convegno Nazionale dell’Istituto di Grafologia Forense si terrà da Mesagne nelle giornate del 4 e 5 Settembre 2020, e avrà per tema Le Operazioni Peritali nelle Consulenze e nelle Perizie Grafiche

Rispetto alle edizioni precedenti, il Convegno si svolgerà in telepresenza (online).
Non ci sarà, purtroppo, la cena sociale del Sabato, divenuta parte integrante e caratterizzante dei Convegni di Mesagne - a meno che gli organizzatori non riescano a far pervenire (in solido, così per dire) un calice di Negroamaro e qualche antipastino ai partecipanti.

Per quelli a cui servono, sono previsti 6 Crediti Formativi A.G.P.

Sul sito sullarottadelsole.it è pubblicato l'elenco degli interventi, ancora in divenire (che potete comunque vedere dal manifesto qui sotto) - in seguito si aggiungeranno i relativi abstract

Tutte le notizie, le disponibilità sia per l’iscrizione che per la partecipazione possono essere richieste alla mail contact@sullarottadelsole.it ovvero al numero 3774666296 (anche via Wazzapp).
La quota di partecipazione è di Euro 60,00 sino al 26 Agosto 2020, di 80,00€ successivamente.

I posti disponibili sono comunque limitati dalle necessità tecniche.

Il Vostro affezionatissimo Ascanio Trojani parteciperà con la relazione dal titolo Le Operazioni Peritali in Remoto il cui abstract sarà a giorni consultabile sul sito dell'Istituto, insieme a quelli di tutti gli altri Relatori.




domenica 22 marzo 2020

Il fascicolo del subprocedimento di CTU - una "modesta proposta"


È noto, anche se non a tutti, che con la novella del 195 cpc viene introdotto un subprocedimento di CTU, interamente affidato al consulente d'ufficio, anche per la gestione documentale.
In tempi di processo informatizzato (telematico, sois-disante) però, l'archivio (informatico) relativo al subprocedimento di CTU, formato dalla pletora di note, verbali, PEC, comunicazioni, documenti e quant'altro, deve essere integralmente gestito dal consulente, sia come spazio di archiviazione (per il quale non è oltretutto possibile richiedere il rimborso del balzello SIAE) che per la comunicazione e consultazione con le parti.
Già dagli albori della introduzione dei processi informatizzati s'era suggerita la istituzione di un subfascicolo per la CTU, nel quale far elettivamente confluire tutti i documenti relativi, ma alla fine non si è mai giunti a nulla di concreto.
Andrebbe, in margine, anche ricordato che le Linee Guida del Garante per la Protezione dei Dati Personali non consentono al perito di conservare alcunché (o poco meno) del materiale utilizzato per l'incarico, che quindi va restituito, in paralleo con quello che veniva fatto prima, alla cancelleria del magistrato.
In alcuni settori (grafica, immagini, filmati, audio) questi archivi possono raggiungere da una parte dimensioni non indifferenti (mio record personale, 1,3 TB) che rendono praticamente impossibile il trasferimento dell'archivio utilizzando il sistema della PEC adottato nel processo civile.

Una proposta, quindi.
Provocatoria, tignosa e ignorante, come impongono i tempi.

Ormai da qualche anno, i Presidenti del Consiglio dei Ministri e la maggioranza dei Ministri, emettono i loro decreti attraverso Facebook (più raramente Twitter, ma la limitazione del numero dei caratteri non è sfogo sufficiente all'ego dei detti), lasciando ai margini la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Perché non utilizzare un gruppo Facebook, allora, chiuso, privato, dedicato ad un singolo procedimento di CTU ?
In questo possono confluire tutte le operazioni peritali (attraverso lo strumento Video Party), le comunicazioni brevi attraverso la timeline, l'invio di documenti attraverso le apposite funzioni. Tutto quanto sarebbe immediatamente condiviso con tutti i membri del gruppo (nella fattispecie, CTU, CTP, difensori, parti in causa, cancelleria, magistrato) risparmiando tra le altre cose al CTU i continui richiami al concetto di contraddittorio ed all'obbligo di invio di ogni comunicazione anche alle controparti, ecc.
All'invio della relazione alle parti (il primo termine del 195 cpc, II comma) il gruppo verrebbe bloccato, cristallizzando così la chiusura delle operazioni peritali, consentendo il solo invio delle osservazioni (entro il secondo termine del 195 cpc, II comma).
Al deposito finale, la cancelleria provvederebbe a scaricare il contenuto del gruppo e a ricevere l'elaborato finale del CTU.

Volete un esempio ? Guardate qui: https://www.facebook.com/groups/872362699851264


Fin qui, la provocazione (ma se qualcuno mi prende sul serio, esigo i diritti).

Lo stesso complesso di funzioni potrebbe essere realizzato anche utilizzando uno dei tanti sistemi oggi disponibili per il meeting e il coworking online, alcuni dotati ab ovo delle richieste funzioni di sicurezza imposte dalla Legge [FB non le ha, per la cronaca]. 
Uno per tutti ?  Riot (https://about.riot.im)


sabato 14 marzo 2020

sabato 29 giugno 2019

"il Giudice non fa il Perito, il Perito non fa il Giudice"

sabato 18 maggio 2019

Ulteriori canali di comunicazione



Il mio canale Telegram sta crescendo: oltre alle segnalazioni bibliografiche, spesso riferite a canali non ordinari, lo utilizzo per pubblicare brevi commenti alle novità legislative e giurispudenziali del momento. 
Vi consiglio di iscrivervi al canale,  in modo da ricevere le notizie in tempo reale.

 
Oltre al canale Telegram, i Libri del Perito hanno ora una unica sezione a loro dedicata, con i collegamenti per l'acquisto e alle anteprime (abbondanti) degli indici e del contenuto.
Nella stessa pagina sono segnalati anche altri volumi di vario interesse, sempre con i link alle anteprime ed alle varie possibilità di acquisto.
La sezione convegni e seminari inserita nella stessa pagina è in via di completamento, tra poco inizierà a riportare contenuti. 
 

 

giovedì 18 aprile 2019

Riforme, proclami, forcaiolismo e il futuro della perizia (grafica) - primo


Al IX Convegno Nazionale dell'Istituto di Grafologia Forense (Mesagne) - La Perizia Grafica e le Nuove Fontiere con la Tecnologia e la Condivisione dei Protocolli - nel Settembre del 2016 presentai una relazione dal titolo Normazione, Regolamentazione, Legislazione e il Futuro della Perizia (Grafica) : trovate l'abstract a questo link.
La relazione fu, per così dire, commissionata in tale forma per introdurre al dibattito del sabato pomeriggio, con un riassunto critico - molto critico - dello stato delle Norme e delle Leggi in tema di Accertamento Tecnico, specie nella prospettiva delle sempre imminenti riforme dei codici di rito (al tempo era il progetto Renzi-Orlando, oggi siamo al progeto in perenne bozza riservata dei legocinquini). 
Tra i due progetti non vi è gran differenza, almeno per quanto riguarda le conseguenze sull'Accertamento Tecnico nelle argomentazioni che qui propongo, e posso riprendere le slides del Convegno, già familiari ai Colleghi.
Nella relazione si parlò di linee guida, percorsi, processi, procedure, protocolli, normativa, regolamenti, leggi, circolari, cassazione, sestanti, penne a sfera, tablet, hashtags, saggi grafici denunciati per diffamazione, del dito di Tommaso Didimo e molto altro, in una rassegna altamente provocatoria sugli orrori e sulle delizie che ci aspettano nell’immediato futuro e su alcuni strumenti tecnico-giuridici che (forse) saranno necessari per affrontarlo.
La maggior parte di questi strumenti, seppure di pronto utilizzo, non sono presenti nella corrente formazione professionale e mentale del perito (grafico, in particolare).
Le novità del futuro prossimo imporranno se non una rifondazione, almeno un profondo ripensamento della professione che segua sia la già citata ristrutturazione in corso della Giustizia (indipendentemente dalla sua razionalità) sia i mutamenti introdotti dalle tecnologie commerciali - tenendo anche conto dello stato generale della professione, già ben evidente dalla ricerca che avevo qui anticipato.

Il quadro delle riforme dei codici di rito veniva introdotto, al Convegno di Mesagne, con una osservazione sulla novella del 2009, che istituiva una sorta di subprocedimento di consulenza tecnica integralmente affidato al CTU. Tralasciando le interpretazioni variopinte dell'art. 195 cpc secondo comma, ricordavo che la ratio (sic) della norma era il tentativo di risparmiare (arisic) i rinvii per esame e controdeduzioni e le chiamate a chiarimenti del CTU, ritenute aprioristicamente strumentali e causa di perdita di tempo. Negli anni, però, dopo il deposito finale della relazione di CTU (terzo termine del 195, III comma cpc) le controdeduzioni alla relazione - quindi non più a carico del CTP, ma del difensore - sono aumentate esponenzialmente, fin quasi ad annullare il presunto vantaggio previsto con la novella del 2009. Le controdeduzioni post-deposito sono motivate in parte dalle interpretazioni variopinte già ricordate, ma anche e sopratutto dalla scarsa (se non nulla) capacità di molti colleghi a organizzare un contraddittorio, dal solipsismo con cui altri interpretano il proprio ruolo, dalla incapacità radicale a fornire risposte nei modi e nella forma che l'accertamento tecnico oggi richiede, al di là dello strumento semantico del quesito. Nella peggiore delle ipotesi e delle intenzioni - l'utilizzo dello strumento delle controdeduzioni a soli fini dilatori - mal che vada il magistrato tratterrà i fascicoli in riserva e magari chiamerà senza convinzione a chiarimenti il CTU. Il risultato sarà comunque quello di guadagnare un rinvio, che in alcuni fori può essere anche di sei mesi-un anno.
Bell'affare che hanno fatto.

Nella relazione di Mesagne 2016, la slide che introduceva le riforme dei codici di rito, in particolare quello civile, è quella che di seguito ripropongo.

I sommi capi sono conseguenza dalla necessità di sintesi e di colpo mnemonico per l'auditorio, sfruttando la terminologia che dopo il governo Renzi è divenuta senza ombra di dubbio scaciata, da hashtag (il #processoefficiente) o da rispostina bullizzante su Tweeter.
La riforma Renzi-Orlando, così come la ipotetica riforma Bonafede (che è tuttora in bozza riservata, nota solo per-grandi-linee-ma-senza-impegno) sono inspirate sostanzialmente dagli stessi principi :

  ☛ la detribunalizzazione (forse perché assai più facile di degiurisdizionalizzazione da pronunciare), ovvero, in termini brutali, cercare di stare alla larga dal tribunale il più possibile. Si diceva che il miglior avvocato è quello che non va mai in causa, nel senso che è capace di comporre la lite ben prima che sia necessario il giudizio, ma temo che questa sia ormai roba del tempo del mio prozio Umberto (tra le altre, il Cassazionista che rappresentava Mario Bruneri); a volere fermamente la causa sono anzitutto i clienti (per poi pentirsene al primo rinvio a breve o alla prima richesta per il versamento del CU), quando non la si deve invece fare obtorto collo contro la pubblica amministrazione. È quindi pacifica la necessità di individuare strumenti che consentano la composizione o la regolazione delle liti, anche penali, assai prima dell'instaurarsi del procedimento in aula - si vedano anche i punti che seguono. Il fatto è che, sinora e nelle proposte che si esibiscono e proclamano, si segue non il principio di evitare la causa, ma di impedirla, e di impedirla sopratutto con il ricorso alle statuizioni censuarie: se hai i soldi vai in causa, sennò ti gratti, indipendentemente dalla bontà delle tue ragioni; si aumenta a dismisura il Contributo Unico, si boicotta spudoratamente il gratuito patrocinio, si impongono misure punitive su base economica anche su chi, pur avendo ragione, sceglie di andare ante un Giudice.

   ☛ l'ADR sempre & ovunque, ovvero il tentativo di risoluzione alternativa della disputa (ADR, Alternative Dispute Resolution) viene effettuato anche in corso di causa, anche nel procedimento d'appello, con procedure diverse e contrastanti (conciliazione, mediazione, medioconciliazione ...) e con risvolti che appaiono, come detto, punitivi, uno fra tutti l'obbligo di mediazione aggiudicativa. Eppure, una regolamentazione meno legata ad aspetti di mero ostacolo all'accesso alla Giustizia, sarebbe molto più efficace, almeno quanto alla disponibilità di adeguate risorse. Alcuni concetti di base, come l'ascolto delle parti e la verifica delle effettive differenze tra le loro posizioni, sarebbero però di immediata applicazione anche nel rito corrente (si veda, ad esempio, il c.d. protocollo Strasburgo della Corte d'Appello di Torino). Il problema, dal punto di vista del perito, è però diverso: quanti Colleghi, abituati al solipsismo e alla sindrome del Cavaliere Bianco sarebbero in grado di adeguarsi, non solo culturalmente?

  ☛ l'adozione del Rito di Cognizione Semplificata per tutte le cause di competenza del Giudice monocratico: no, non è un mio errore, ma un lapsus linguæ capitato in uno dei primi comunicati sulla riforma Renzi-Orlando, che molto insinua sulla effettiva portata della novella [per i non praticanti, il corretto è Rito Semplificato di Cognizione].

  ☛ una prima conseguenza possibile della compressione del rito è la introduzione della Total Discovery & Pre-Trial, estrapolando i termini dal processo statunitense (al tempo, si diceva che il nuovo cpp fosse ispirato-interpretato più a Perry Mason che memore della realtà, invece, raffigurata in Law&Order) dove istituti simili esistono da decenni e di cui sono note le criticità e i limiti. Con i nuovi riti, nei quali si impone senza possibilità o quasi di deroghe e si elimina la fase introduttiva del processo, diverrebbe obbligatoria la preventiva e integrale conoscenza del fascicolo di controparte prima dell'udienza di comparizione (mantengo deliberatamente l'ambiguità terminologica), compreso l'acervo delle prove di - per così dire - interesse peritale, per le quali è quindi necesario, al fine di produrre una risposta processuale, l'analisi da parte dei propri consulenti. Analogamente, il ricorrente dovrebbe ricorrere al perito per sottoporre al giudice un elaborato tecnico già al momento del ricorso. La conoscenza integrale delle posizioni prima della comparizione offre la possibilità (indipendentemente dalla obbligatorietà dell'ADR preventiva) di una trattativa diretta tra le parti - nel processo statunitense questa fase (il pretrail) ha però come conseguenza negativa la sottrazione di informazioni, per accordo reciproco, al giudice (ed alla giuria), del tipo tu non presenti queste prove, io non sollevo queste altre questioni, intanto ti anticipo queste ragioni, riducendo così la conoscenza del caso e viziando le conseguenti decisioni.

  ☛ L'Economia del Processo, intesa come la gestione razionale delle risorse a disposizione, compresi il tempo e le argomentazioni. Ma della
οἰκονομία, intesa come (buona) amministrazione della casa, nei progetti ce n'è in verità ben poca: il solo risparmio sembra essere quello monetario immediato e contingente, indifferente del fatto, in termini semplici, che per risparmiare dieci si sperperi mille.

  Aggiungiamo un punto sulle ☛ riforme del processo penale, dalla c.d. riforma della prescrizione, che è sempre di più un #fineprocessomai in calco perfetto con le leggi vigenti in nazioni e contesti non propriamente democratici e liberali, alla protagonizzazione della vittima (in senso mediatico-social) e al forcaiolismo perverso e da basso intestino delle modifiche al codice penale.

Nel prossimo post vedremo, con qualche dettaglio in più, cosa potrebbe comportare questo elenco di riforme per la professione del perito, in particolare quello grafico o trascrittore.

I - continua   



lunedì 24 dicembre 2018

giovedì 13 dicembre 2018

... se dovete proprio regalare qualcosa, almeno fatelo bene (segue).


Altri suggerimenti per pensieri più o meno articolati per i colleghi.

La fotografia classica, l'argentique come dicono i francesi, è viva e lotta insieme a noi, nonostante il digitale occupi le filiere industriali e i fotofonini, nella vecchia accezione, siano divenuti più che ubiquitari. Non è una questione di ностальгия o di esibizione di capacità tecniche e manuali, ma la pellicola ha tuttora capacità che il digitale, semplicemente, non ha: quello che fa pendere la bilancia da un lato è il workflow complessivo, enormemente più veloce, non una presunta inferiorità di uno rispetto all'altro.
Inoltre , come vedremo brevemente, alcuni materiali connessi sono sempre di estremo interesse per il perito in documenti.

Due riferimenti per la filiera, in Italia, sono i negozi Fotomatica (online), con base in provincia di Treviso, e Ars-Imago (online e fisico, in via Caio Mario a Roma).

Oltre a una vasta scelta di pellicole, nei formati standard 135, 120 e 4x5" oltre alle istantanee Fuji e Polaroid/Impossible, di carte da ingrandimento e materiali per camera oscura, troviamo una vastissima scelta di materiali per archiviazione.
Tra questi ultimi, suggerisco le buste in pergamino di vari formati (oppure quelle in BOPP, biaxially-oriented polypropylene), perfette per la conservazione a norma archivistica dei documenti oggetto d'indagine - sono saldate, prive di colla, acid-free, non rilasciano sostanze che alterano i materiali posti al loro interno, sono resistenti all'abrasione, all'umidità, alla polvere e ai grassi oltre ad alcune piccole cattiverie. Non sono propriamente economiche rispetto alle bustacce di carta che trovate in cartoleria, il che giustifica la scelta come pensierino di fine anno.
Potete trovarle anche su altri canali, cercando ad esempio col vecchio nome commerciale statunitense, Glassine (quelli in immagine sono addirittura d'epoca, li vendono su Etsy) come su Amazon, ma attenzione alle specifiche.



Inoltre, entrambi gli shop hanno in vendita i visori per trasparenze Kaiser (non quelli cinesi da dieci euro), a LED, sottilissimi (meno di un centimetro):


http://www.ars-imago.com/lightboxslimliteled22x16cm-p-11276.html



domenica 9 dicembre 2018

... se dovete proprio regalare qualcosa, almeno fatelo bene (continua).


Un paio di altri titoli.

Sono sempre sensibile al fatto che Pietro Pastena mi affianchi a Locard (pag.270),  ed anche per questo ricordo il Dizionario di Perizie Grafiche, acquistabile direttamente dall'editore o via Amazon (tempi di consegna molto più lunghi):


Ancora ne l'Officina del Diritto di Giuffré segnalo il fascicolo di Nicola Gargano, Guida pratica al Processo Telematico per il CTU, ottimo per sintesi e chiarezza, disponibile su Amazon



La Maison Chocolat Guérin-Boutron è una marca di cioccolato, fondata a Parigi nel 1775 e sopravvissuta sino al secondo dopoguerra (ora pare che il marchio sia stato acquistato e in via di rilancio dal Belgio) - nel 1910 la fabbrica del 19ème arrondissement a Parigi impegava quasi trecento dipendenti.
Forse anche prima di Liebig, Debauve & Gallais o Suchard, Guérin-Boutron regalava insieme alle sue tavolette delle cromolitografie rappresentanti eventi, figure popolari, monumenti, organizzate in serie, non destinate però ad essere raccolte in un album. 
Da metà ottocento alla fine della produzione, le serie prodotte sono state alcune decine, tra cui una sulla Graphologie, formata da ben 84 figurine, rappresentanti ognuna una caratteristica grafica e la sua corrispondente interpretazione.
Alcune sono azzaccatissime dal punto di vista grafico (dal punto di vista grafologico un po' sommarie, ma qui non ci interessa) come l'Hésitation qui di seguito riprodotta.
Le figurine sono facilmente reperibili su eBay (vedi a questo link) a prezzi che difficilmente superano i dieci euro (dipende dallo stato di conservazione, dalla rarità, dalle spese di spedizione) e sono un simpatico pensierino da fare a un collega (occhio, vengono quasi tutte dalla Francia, tenete conto dei tempi di spedizione).


 2-continua


sabato 8 dicembre 2018

... se dovete proprio regalare qualcosa, almeno fatelo bene.


Di questi giorni, usare il cervello, compiere una scelta razionale, sembra essere un lusso indecente, al limite della perversione. Fatene regalo agli altri, qualora se lo meritino, o a voi stessi - sennò, che schiattino.
Ormai pretendono che io faccia ogni anno una indicazione da variopinto su cosa regalare per le feste di fine anno (ma non mi dicono, poi, se la seguono oppure no); vediamo cosa riesco a fare, stavolta.

Quest'anno sono uscite le nuove edizioni di due manuali classici di scuola anglosassone, il Huber & Headrick e l'Ellen (nordamericano il primo, britannico il secondo), entrambi da CRC Press, con l'aggiunta di nuovi curatori e l'aggiornamento delle trattazioni alla buona tecnica corrente - con alcune discutibili esclusioni.
La prima edizione del manuale di Roy Huber e Tom Headrick risale al 1999, ed è uno dei libri da tavolino del perito grafico (almeno di quelli che non sono nati imparati). La seconda edizione viene ora affidata ad Heidi Harralson e Larry Miller, trasformando in marchio il nome degli autori originali come per i grandi manuali professionali conosciuti nei decenni col solo nome dell'ideatore primo (il Colombo, il Testut, l'Hütte, il Benezit) Un po' rimaneggiato, non c'è più la miriade di rinvii nel testo alla bibliografia, ora concentrata interamente al termine del volume (sono comunque 30 pagine a corpo 8) e non differenziata (in ordine alfabetico per first author); aggiunta una parte sulle firme elettroniche, cancellato il capitolo (il n.80) sulla Grafologia, molte illustrazione in più (ma alcune della precedente edizione non le trovo più ...). Heidi Harralson è nota in Italia per il Developments in Handwriting and Signature Identification in the Digital Age, del 2012 (qui su Amazon, edizione su carta).
L'Huber and Headrick's Handwriting Identification: Facts and Fundamentals è disponibile immediatamente tramite Amazon, sia su carta che nel formato (sconsigliabile per l'uso professionale, secondo il mio parere) Kindle. Sulla pagina vi sono tutte le informazioni bibliografiche ed è possibile accedere a una anteprima dell'indice e dei capitoli.

https://amzn.to/2zNN0X7

L'altro classico, il trattato di David Ellen, Scientific Examination of Documents: Methods and Techniques, arriva nel 2018 alla quarta edizione (la prima è del 1989) anche qui con l'aggiunta di due nuovi curatori, Stephen Day e Christopher Davies, è disponibile immediatamente tramite Amazon, sia su carta che nel discutibile formato Kindle. Sulla pagina vi sono tutte le informazioni bibliografiche ed è possibile accedere a una anteprima dell'indice e dei capitoli.


Sempre in tema di perizia grafica, segnalo il fascicolo Consulenza Tecnica della serie Officina del Diritto della Giuffré, a firma di Antonio d'Arienzo e degli avvocati Areddu e Torreggiani.
Il fascicolo riprende con qualche aggiornamento, sopratutto nella parte procedurale, alcuni precedenti scritti (Sulle Tracce del Killer) di Antonio d'Arienzo ormai introvabili anche nel mercato residuale, tra cui le interessanti considerazioni sul saggio grafico a cieco. Anche questo disponibile da Amazon, su carta.


Infine, è appena uscito per MIT Press il Picturing Science and Engineering di Felice C. Frankel, una interessante guida alla fotografia scientifica, con la descrizione dettagliata di metodi non sempre noti, per quanto semplici. L'Autrice ha a suo carico anche il classico Envisioning Science, ancora in edizione e qualche centinatio di copertine tra Nature, SciAm, TechReview e via a elencare. Anche questo volume è disponibile da Amazon, su carta.

1-continua




mercoledì 28 novembre 2018

giovedì 8 novembre 2018

Diritto all'oblio e pubblicazioni tecnico-scientifiche, un aggiornamento


Nell'ultimo Libro del Perito uscito - Elaborato Peritale e Diritto d'Autore - vi sono dei cenni su l'utilizzo delle informazioni sensibili nell'editoria scientifica, applicando il principio enunciato dalla Cassazione nella sentenza n.38747 del 3 Agosto 2017 (integrale qui, PDF: http://tinyurl.com/y9ux8f3q) e analogamente dalla CEDU nella sent. 19 ottobre 2017, ric. n. 71233-13 (integrale qui, PDF: http://tinyurl.com/yces6tq8)
Per la Suprema Corte, esistono  casi in cui è riconosciuto e tutelato il prevalente diritto della collettività a essere informata e aggiornata sui fatti da cui dipende la formazione delle proprie convinzioni, anche se questo comporta un discredito per il titolare di tali diritti. 
La CEDU aggiungeva al principio alcune condizioni pratiche per l'utilizzo, come dell'importanza dei dati come fonte storica o scientifica, la pertinenza e la limitatezza degli stessi, la possibilità di replica da parte dell'interessato.
La successiva Ordinanza 20 marzo 2018, n. 6919  della Suprema, ribadiva il principio e elencava una serie di cinque condizioni per verificare la prevalenza del diritto di cronaca

1) il contributo arrecato dalla diffusione dell'immagine o della notizia ad un dibattito di interesse pubblico; 
2) l'interesse effettivo ed attuale alla diffusione dell'immagine o della notizia (per ragioni di giustizia, di polizia o di tutela dei diritti e delle liberta' altrui, ovvero per scopi scientifici, didattici o culturali), da reputarsi mancante in caso di prevalenza di un interesse divulgativo o, peggio, meramente economico o commerciale del soggetto che diffonde la notizia o l'immagine; 
3) l'elevato grado di notorieta' del soggetto rappresentato, per la peculiare posizione rivestita nella vita pubblica e, segnatamente, nella realta' economica o politica del Paese; 
4) le modalita' impiegate per ottenere e nel dare l'informazione, che deve essere veritiera (poiche' attinta da fonti affidabili, e con un diligente lavoro di ricerca), diffusa con modalita' non eccedenti lo scopo informativo, nell'interesse del pubblico, e scevra da insinuazioni o considerazioni personali, si' da evidenziare un esclusivo interesse oggettivo alla nuova diffusione; 
5) la preventiva informazione circa la pubblicazione o trasmissione della notizia o dell'immagine a distanza di tempo, in modo da consentire all'interessato il diritto di replica prima della sua divulgazione al grande pubblico.
 
Gli ermellini non ne sono però integralmente soddisfatti, visto che con l'ordinanza 28084/2018 della III Civile (integrale qui, PDF:
http://tinyurl.com/y7vnp2kf), la questione viene demandata alle Sezioni Unite, perché l'elenco non appare facilmente interpretabile in maniera chiara ed univoca e appare sbilanciato verso la diffusione piuttosto che verso il diritto all'oblio, anche tenendo conto della entrata in vigore del Regolamento UE 2016/679 (il GDPR) sulla protezione dei dati con una sua specifica disciplina.
Resta da vedere se verrà riconosciuta l'importanza dell'applicazione alle pubblicazioni tecnico-scientifiche, in funzione delle particolare finalità e  per la specificità del media utlizzato.


https://amzn.to/2JSrUL2
 

lunedì 3 settembre 2018

Il Romanzo dell'Aviazione, finalmente la nuova edizione


Alla fine, nonostante tutto quello che si è frapposto nel mentre, sta per uscire la nuova edizione del Romanzo dell'Aviazione - da Icaro ai Voli Spaziali, di Felice Trojani, nella mia revisione e con le splendide illustrazioni di Francesca Quatraro. Se non si presenteranno altri problemi, il volume dovrebbe essere in vendita intorno a Natale 2018.


La prima edizione del volume, al tempo libro per ragazzi, uscì per Mursia nel 1969, subito seguita dalla seconda dopo aver meritato il premio Soroptimist nel 1970. 
Alcuni libri di mio nonno, Felice Trojani, del quale curo la eredità morale (di materiale v'è ben poco, molto, molto poco, ahimé), sono poi stati ristampati negli anni non più come libri per ragazzi, ma direttamente e senza eccessivo editing nelle collane del mainstream, per lettori cresciuti - se ciò sia demerito dei ragazzi di oggi o della qualità degli scritti, lo decida però il Lettore.
Questa edizione - totalmente rivista, con alcuni capitoli rimasti fuori nella prima edizione (Amelia Earhart) pochi aggiornamenti e le illustrazioni appositamente realizzate da Francesca Quatraro - andrà in vendita su più piattaforme, come si dice oggi, giacché interessa esclusivamente la conservazione della memoria di mio nonno e della sua opera. Il volume su carta costerà piuttosto caro, non riuscendo ad avere economie di scala, e dovrò quindi provvedere ad una edizione elettronica per assicurarne una maggiore diffusione. Appena il volume sarà uscito ne avrete contezza (e listino dei prezzi).

Io sono un libero professionista, non sono un deputato, un portavoce, un portaborse, un funzionario pubblico delle barzellette. I miei conti (e molti debiti altrui) li pago da me, lavorando e guadagnando (per i quattro quinti a vacazione) da solo. A mia insaputa fanno solo fregature, altro che appartamenti e conti in Lussemburgo.
Le pubblicazioni a mio nome (e ne ho più di duecento, secondo l'EPAIS) le ho praticamente sempre finanziate coi miei soldi, anche in ambito universitario (l'abbonamento alle biblioteche dell'ETH e della BL era a mio nome, così per dire), così come tutti gli studi che porto a Congressi, Seminari e lezioni universitarie. E tutto possono dire, fuorché che io non faccia alcuno sforzo di originalità nel mio lavoro.
Questi libri, miei o che provengono dal legato morale degli antenati, sono pressoché tutti editati e pubblicati in proprio, senza sponsor o altre risorse che non la mia cultura e la mia capacità professionale. Scrivere e stampare un libro, specie se si vuol cercare di dire qualcosa di nuovo senza ridursi a un cop'incolla o a un compitino da prima liceo (corrente) da quattr'e mezzo, costa. Costa - tanto -  in fatica fisica e mentale, in tempo, in quattrini.
Dovessi scrivere e pubblicare un libro del genere per un cliente, a suo nome, questi dovrebbe pagarmi tre o quattromila euro di onorario (più IVA e CAP) ed anticiparne all'istante almeno la metà. La giurisprudenza, i libri, gli articoli (quelli buoni), le informazioni storiche e scientifiche non si trovano gratis da zio Gugù - chi fa così è proprio quello che vuole il compitino da quattro e mezzo con il quale sperare di prendere per il culo il Lettore e poi lamentarsi che il lavoro non paga.
Ma poiché scrivo e pubblico per me (e parlo per me, come detto in premessa) e per la conservazione del legato morale degli antenati (in questo caso di mio nonno, Felice Trojani) per il solo piacere di farlo e di condividere conoscenza e che non sono né deputato, né portavoce, né portaborse, né il funzionario pubblico delle barzellette, prima di cominciare a scrivere devo prima, in parole povere, trovare da me le risorse (i quattromila più IVA e CAP) che mi avrebbe dato il Cliente.
Devo cioè trovare lavoro che mi paghi i conti di casa, che mi consenta di mantenermi in vita ed in salute sufficiente a far venire l'itterizia a qualcuno solo per la mia esistenza, i fondi per le spese e il tempo (tanto) per scrivere, editare, pubblicare, promuovere.
L'idea di fare i soldi con i libri, come fermamente crede qualche imbecille analfabeta privo di onore e di cervello, non si pone nemmeno. Il prezzo di vendita dei libri che produco - basta passare tre minuti su Lulu o su Amazon per sincerarsene - è di qualche centesimo al di sopra dei costi imposti dalla distribuzione. Per rientrare delle sole spese dovrei venderne almeno quattro o cinquemila copie a titolo, praticamente più dei lettori che ci sono in Italia, senza contare poi quelli che duplicano e regalano liberamente i PDF e i Kindle (che di solito rilascio SENZA DRM).
Quindi, caro il mio idiota, i soldi non si vedono proprio, sappilo. Non solo: i libri di mio nonno, Felice Trojani, sono promossi da me, a mia cura e spese, anche con la donazione delle copie (che io compro e pago con i miei soldi) che distribuisco alle biblioteche e agli studiosi di mezzo mondo, senza contare l'enorme quantità di informazioni che travaso, gratuitamente e, per quanto consentono le mie forze, a chiunque me le richieda.
Inoltre ed infine, il tempo per scrivere, editare e pubblicare, non mi viene pagato - ma la TASI, la TARSU, l'IVA, l'IRPEF e le fatture dei servizi mi arrivano lo stesso, così come le malattie, le disgrazie, le rotture di coglioni, gli individui molesti e i conti degli altri messi a mio nome.
Quindi, PRIMA si lavora per campare, POI ci si diverte a ricercare e a scrivere. Gratis, sottolineo.
I libri da me curati escono quando sono pronti, punto. Per i lavori da quattro e mezzo, credo che l'idiota di turno sappia abbondantemente provvedere in proprio e senza bisogno della mia consulenza (che oltretutto non intende pagare).


venerdì 20 luglio 2018

La Professione di Perito Grafico, oggi - una occhiata ai dati sinora raccolti, con qualche commento



Da qualche tempo vado raccogliendo dati per una mia ricerca sulla professione di perito grafico. Parto dall'ipotesi che chi legge sappia di cosa stiamo parlando, così mi risparmio sei paragrafi di distinguo sulla definizione.
Le fonti a cui debbo attingere sono però insufficienti, non omogenee, viziate da errori sistematici e di riversamento - oltre che da una quantità enorme di sonore balle. A queste si aggiungono un paio di questionari da me proposti
ai colleghi tramite i social, con i quali ho tentato di fare un po' d'ordine nel marasma matriciale ed avere qualche conferma alla svelta.
Le fonti principali sono gli albi (li chiamano loro così, risparmiatemi il distinguo tra albo ed elenco) dei tribunali e delle camere di commercio, nonché altri elenchi pubblicamente accessibili; da questi sono stati depurati, per quanto possibile, i record con puntatori multipli (in sostanza i soggetti presenti in più elenchi) e dai non più esercenti (sic). L'entrata in vigore del GDPR crea qualche altro problema, non per la norma in sé stessa, ma per alcune interpretazioni da variopinti: qualche Camera di Commercio ha risolto togliendo l'albo dalla consultazione pubblica.


Dopo una fase di sgrezzamento e di filtraggio dei dati disponibili, posso fornire una prima serie di informazioni su coloro che dichiarano di svolgere la professione di perito grafico;  dai dati discendono alcune libere considerazioni, che sono quelle che poi interesseranno veramente, perché da queste dovrebbero generarsi quegli atti tali da garantire la sopravvivenza della professione, intesa anche e sopratutto come la possibilità di poterci campare, con questa.
Ultima avvertenza, questo è un quadro che fornisce ancora orientamenti generali; in alcuni casi è possibile già vedere qualche dato tristemente significativo, oppure intravvedere una qualche distribuzione all’interno di una categoria e suggerire qualche analisi nuova, ma il lavoro è ancora lungo e non è chiaro come lo si potrà portare avanti.

Cominciamo dalle demografiche.


Il 70% dei periti è di sesso femminile - ce lo sapevamo, anche se stavolta si può azzardare una misura. Piuttosto, perché non vi è corrispondenza con la distribuzione di genere nella popolazione generale (in prima approssimazione 50/50)? Un suggerimento può venire dai confronti con le demografiche delle professioni umanistico-psicologiche e dei relativi percorsi di formazione, da cui sembrano provenire la maggior parte dei colleghi.
Meno evidente è il dato complessivo della distribuzione etaria: il 70% dei soggetti ha più di cinquant’anni. Il 12% ha più di 70 anni, contro il 3% degli under 29 e il 17% degli under 39. Dato preoccupante, questo. Nonostante le infornate abbondantissime delle scuole, la professione è vecchiotta, con poco o nullo ricambio - il tutto facendo riferimento alla distribuzione delle età nella popolazione attiva. 

Il dato dovrebbe, tra le altre cose, essere valutato in funzione del, chiamiamolo così, tasso di sopravvivenza nella professione, una misura di quanto si dura in questo ambiente (molto poco, sembrerebbe).


La distribuzione geografica appare seguire il peso dei distretti di Corte d’Appello - più periti dove ci sono più cause utili e maggiore popolazione residente (Lombardia, Lazio, Toscana, Puglia, Sicilia in distacco, con la Campania e il Piemonte fuori dai primi posti, dato forse anomalo, da verificare); il domicilio professionale segue il domicilio personale.
Quasi il 90% dei colleghi è iscritto agli albi dei tribunali, di solito per entrambi i rami (civile e penale, 70%) con un 30% iscritto ad uno solo di questi con netta prevalenza del civile.
Il 70% è iscritto agli elenchi della CCIAA, curiosamente con la stessa percentuale di quelli che si dichiarano iscritti ad associazioni professionali di settore.
Questi dati andrebbero comunque valutati in confronto con la percentuale di dipendenti della P.A. ai quali è limitato l’esercizio della libera professione, con divieto di iscrizione alla CCIAA, per esempio.


Interessante il livello formativo generale: il 92% ha conseguito un titolo post-diploma, dalla SAF al Dottorato di Ricerca, non ci sono soggetti non diplomati.
La formazione professionale specifica è un campo ancora da indagare, per i dati contraddittori e inconclusivi e per la confusività sistemica dello stesso sistema educativo nazionale.  Ricordo che i dati che ho a disposizione sono per la quasi totalità dichiarati dai soggetti stessi.
Resta da sottolineare che circa un terzo dei colleghi ha una formazione specifica on the field.

Da qui altra dolente nota, il tirocinio, la pratica o come la volete chiamare. 

Solo il 37% dei colleghi dichiara di aver svolto una pratica presso altro professionista prima di esercitare, anche in tribunale.  
Altro argomento da affrontare molto approfonditamente, anche intersecando i dati con quelli che seguono: perché non si fa un tirocinio? Perché ci si crede (o ci si fa credere) imparati appena usciti dal corsetto? E poi, chi rende disponibile un tirocinio on the field, correttamente retribuito e contabilizzato, con l’aria che tira?

E qui cominciamo ad avere qualche risposta: solo un terzo dei colleghi dichiara di svolgere esclusivamente la professione di perito grafico, un altro terzo svolge anche altre attività in qualche modo connesse, l’altro terzo fa tutt’altro (per ingrandire le immagini, cliccateci sopra).
Le informazioni sul reddito prodotto alla professione sono nere: solo il 20% riesce a trarre un reddito sufficiente esclusivamente dalla professione di perito grafico, tutti gli altri devono far altro o lo fanno per sport, come dicono (senza artifizi retorici) in giro - quest'ultimo gruppo coincide con quelli che stanno bene così, per la cronaca.
La questione reddituale verrà affrontata con più calma, anche per la difficoltà ad ottenere i dati necessari, anche sotto la copertura del segreto statistico.



Solo il 40% scarso dei colleghi fa sempre sottoscrivere al cliente un contratto scritto (in questo è compreso l’incarico del magistrato), pressoché corrispondente a chi stila le varie informative sulla privacy. GDPR anyone?
Sul fronte dei pagamenti. l’insoddisfazione è (quasi unanimemente) totale: pagamenti ritardati anche di anni (specie col pubblico), inferiori ad un valore ritenuto anche lontanamente equo, elevato livello di contenzioso giudiziario. Il quasi, ancora una volta, sono quelli che stanno bene così, e non si lamentano, anzi, gli va bene persino l'importo delle vacazioni, fermo al 2002.

L’aggiornamento professionale è per la maggior parte demandato all’acquisto di libri e riviste ed a corsi e seminari (legati però all’obbligo dei CF) oltre che alle liste di discussione.
La spesa è però bassa rispetto a professioni analoghe, per le quali esistano dei dati attendibili - sotto i 600€ l’anno per il 75% dei colleghi, contro i 1200€ dei riferimenti.
Notevole fastidio è registrato verso l’obbligo dei CF e sopratutto verso la forma con cui vengono somministrati, e in questo c’è comunanza con tutte le altre professioni, ordinistiche e non.
Sono fonte di informazioni una percentuale intorno all’8% dei colleghi, tra pubblicazioni (latu sensu) e partecipazione a seminari e discussioni pubbliche contabilizzate.

Altri dati, a venire, forse - anche io sono tra quelli che non ci campano.
Rammento & sottolineo, ancora una volta, che queste sono solo alcune considerazioni preliminari, espresse in forma sommaria e colloquiale.
Ma se le usate, citate la fonte, cortesemente.