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domenica 22 marzo 2020

Il fascicolo del subprocedimento di CTU - una "modesta proposta"


È noto, anche se non a tutti, che con la novella del 195 cpc viene introdotto un subprocedimento di CTU, interamente affidato al consulente d'ufficio, anche per la gestione documentale.
In tempi di processo informatizzato (telematico, sois-disante) però, l'archivio (informatico) relativo al subprocedimento di CTU, formato dalla pletora di note, verbali, PEC, comunicazioni, documenti e quant'altro, deve essere integralmente gestito dal consulente, sia come spazio di archiviazione (per il quale non è oltretutto possibile richiedere il rimborso del balzello SIAE) che per la comunicazione e consultazione con le parti.
Già dagli albori della introduzione dei processi informatizzati s'era suggerita la istituzione di un subfascicolo per la CTU, nel quale far elettivamente confluire tutti i documenti relativi, ma alla fine non si è mai giunti a nulla di concreto.
Andrebbe, in margine, anche ricordato che le Linee Guida del Garante per la Protezione dei Dati Personali non consentono al perito di conservare alcunché (o poco meno) del materiale utilizzato per l'incarico, che quindi va restituito, in paralleo con quello che veniva fatto prima, alla cancelleria del magistrato.
In alcuni settori (grafica, immagini, filmati, audio) questi archivi possono raggiungere da una parte dimensioni non indifferenti (mio record personale, 1,3 TB) che rendono praticamente impossibile il trasferimento dell'archivio utilizzando il sistema della PEC adottato nel processo civile.

Una proposta, quindi.
Provocatoria, tignosa e ignorante, come impongono i tempi.

Ormai da qualche anno, i Presidenti del Consiglio dei Ministri e la maggioranza dei Ministri, emettono i loro decreti attraverso Facebook (più raramente Twitter, ma la limitazione del numero dei caratteri non è sfogo sufficiente all'ego dei detti), lasciando ai margini la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Perché non utilizzare un gruppo Facebook, allora, chiuso, privato, dedicato ad un singolo procedimento di CTU ?
In questo possono confluire tutte le operazioni peritali (attraverso lo strumento Video Party), le comunicazioni brevi attraverso la timeline, l'invio di documenti attraverso le apposite funzioni. Tutto quanto sarebbe immediatamente condiviso con tutti i membri del gruppo (nella fattispecie, CTU, CTP, difensori, parti in causa, cancelleria, magistrato) risparmiando tra le altre cose al CTU i continui richiami al concetto di contraddittorio ed all'obbligo di invio di ogni comunicazione anche alle controparti, ecc.
All'invio della relazione alle parti (il primo termine del 195 cpc, II comma) il gruppo verrebbe bloccato, cristallizzando così la chiusura delle operazioni peritali, consentendo il solo invio delle osservazioni (entro il secondo termine del 195 cpc, II comma).
Al deposito finale, la cancelleria provvederebbe a scaricare il contenuto del gruppo e a ricevere l'elaborato finale del CTU.

Volete un esempio ? Guardate qui: https://www.facebook.com/groups/872362699851264


Fin qui, la provocazione (ma se qualcuno mi prende sul serio, esigo i diritti).

Lo stesso complesso di funzioni potrebbe essere realizzato anche utilizzando uno dei tanti sistemi oggi disponibili per il meeting e il coworking online, alcuni dotati ab ovo delle richieste funzioni di sicurezza imposte dalla Legge [FB non le ha, per la cronaca]. 
Uno per tutti ?  Riot (https://about.riot.im)


domenica 31 luglio 2016

Come rubare una identità senza nemmeno sapere come ti chiami, o quasi

Il 26 Giugno di quest'anno 2016, Aaron Thompson, un ventitreenne di Pontiac, Michigan si accorge che non può più accedere al suo account Facebook e che la mail e il numero di telefono a questo associati sono stati cambiati.
Verificando la propria posta elettronica, ha scoperto immediatamente il motivo: un estraneo, spacciandosi per lui, ha scritto alla assistenza clienti di FB chiedendo di disattivare l'autenticazione a due fattori (che verifica l'accesso da terminali diversi da quelli già approvati) e il code generator: “Hi. I don’t have anymore access on my mobile phone number. Kindly turn off code generator and login approval from my account. Thanks.” 
La richiesta non proveniva, ovviamente, dalla mail di Aaron Thompson.
FB risponde prontamente, chiedendo la copia di un documento di identità che provi che lo scrivente sia veramente quello che dice di essere; la copia del documento (il passaporto) viene subito spedita e FB sblocca l'account, consentendo all'intruso di prenderne il controllo.
Peccato che il passaporto inviato in immagine riporti solo il nome corretto, mentre tutti gli altri dati nemmeno corrispondono.
In sostanza, FB ha consentito ad un terzo di assumere il controllo di un profilo senza altro elemento che il nome del titolare.
La vicenda è raccontata dallo stesso Thompson su Redditt - e senza quel racconto FB non avrebbe nemmeno corretto il proprio errore, a quanto si scrive. FB si scusa allegando trattarsi di un errore unmano, non avendo rispettato le ordinarie prassi di sicurezza.
Come ebbi più volte a dire, i social network are in it for the money, e così tutti gli interessati malevoli: Thompson ha una serie di pagine commerciali, altamente spendibili, quantomeno per i milioni di like che queste hanno.

Sul tema ricordo il volume di Bruce Schneier, Data and Goliath: The Hidden Battles to Collect Your Data and Control Your World, reperibile in Italia da Amazon. 


Ricordo, inoltre, un vecchio post, sulla inopportunità di lasciare in giro copie dei propri documenti di identità ... Identificazione della Clientela e Furto di Identità.


sabato 19 settembre 2015

Crimine & Social Media










Crimine e Social Media relazione nel convegno Dal Criminal Profiling all'Autopsia Psicologica 
Roma 18 Settembre 2015, Seraphicum.