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giovedì 13 agosto 2009

13 Agosto, Left Handers Day


Oggi, 13 Agosto è il Left Handers Day, il Giorno dei Mancini.

Metà rivendicazione, metà sfruttamento commerciale di una vasta nicchia.
Sul mancinismo, dal punto di vista sociale, politico, linguistico potrete trovare cose molto più acconce su Scirus, per esempio.

Limitiamoci a qualche appunto sulla questione del mancinismo in perizia grafica.

Allo stato attuale non esiste LA caratteristica grafica, generale o di particolare, che consenta di stabilire, con certezza o con sufficiente probabilità ai fini forensi, se una scrittura sia stata eseguita da un mancino abituale o meno. [1]
Lo si può verificare tranquillamente in letteratura, e ciò è tanto più valido quando le scritture a confronto non siano, quantomeno, copiose.

Alcuni sistemi di indagine, come la microscopia elettronica, la conoscopia o alcune tracce rilevabili con sistemi elettrostatici possono evidenziare caratteristiche di deformazione della superficie su cui è apposto lo scritto in esame che consentano di integrare il movimento di una mano a sinistra del foglio.

La domanda che pongo però, è leggermente diversa. Ai fini identificativi, ha senso pratico definire se lo scrivente è mancino o destrorso?

Personalmente avrei maggiore interesse a poter definire se un soggetto è mancino dalla nascita o acquisito (ad esempio a causa di una menomazione o di una patologia, o semplicemente perché gli è comodo esserlo - molti artisti o disegnatori acquisiscono nel tempo una sorta di mancinismo funzionale, ad esempio), e se è un mancino dalla nascita se questo mancinismo (è la mano del diavolo, che diamine ! ) sia stato forzatamente corretto con un risultante uso stentato della destra, o se questo tentativo di violenza si sia invece risolto in una scrittura ritratta, riluttante, ma con la mano sinistra.

Tralasciamo l’Ottolenghi e alcuni suoi coevi, che considerano, in un lombrosismo deteriore, il mancinismo una tara.
La moderna letteratura peritale è pressoché (e curiosamente) unanime, nel considerare quantomeno azzardato qualsiasi metodo che vanti la possibilità di stabilire il mancinismo con certezza, ed in ogni scrittura, dai soli elementi rinvenibili nella scrittura stessa: per avere la certezza di avere a che fare con un mancino bisogna praticamente vederlo scrivere. (O integrare le caratteristiche meccaniche della scrittura, come detto).

Il mancinismo, è forse un falso problema, ai fini identificativi ?

La corrispondenza degli elementi grafici nelle scritture spontanee prescinde dalla mano con cui sono tracciate; ha, invece, interesse peritale e giudiziario, la dissimulazione della propria scrittura spontanea con la mano opposta.

Edmond Locard [2]: Qui [nella scrittura con la mano sinistra, N.d.T.] , non ci si aspetti di scoprire dei sintomi che consentano di diagnosticare la sinistrografia.

Wilson Harrison [3] : L’esperienza dimostra che nell’ampia maggioranza dei mancini alfabetizzati, non vi è nulla nella scrittura che indichi con quale mano si tiene la penna. Con una matita od una penna a sfera, nessuna modificazione della posizione della mano è necessaria.

E James Conway [4] : Certamente, nessun esperto qualificato potrà affermare che è in grado di distinguere sempre e comunque tra la scrittura di un destrimane e quella di un mancino, sulla base delle caratteristiche interne della sola scrittura.

E via elencando e citando sino ai testi più recenti.

Il mancinismo è un falso problema nella misura in cui la corrispondenza (o meno) degli elementi grafici nelle scritture a confronto, assunte spontanee, prescinde dalla mano con cui sono tracciate.

[1] Nessun “test” sul mancinismo ha mai superato, ad esempio, il Frye Test. - Cfr. Ascanio Trojani - Frye & Daubert vs. Bumblebee – Il Perito, IV, 1997
[2] Edmond Locard - Les Faux en écriture et Leur Expertise - Payot, Parigi 1959 – pag. 154
[3] Wilson R. Harrison - Suspect Documents and Their Scientific Examination - Sweet & Maxwell, Londra 1958 – pag. 450
[4] James P. Conway - Evidential Documents - Charles C. Thomas Publisher, Springfield 1978 – pag. 201

lunedì 13 aprile 2009

Elementi individualizzanti, in che numero?


In un post precedente, è stata fatta una prima disamina sul numero di elementi individualizzanti necessari a poter consentire l'espressione di un parere di identità tra due entità a confronto .
Sottolineo ancora la generale applicabilità dei concetti in discussione: gli elementi a confronti possono essere scritture, impronte, rigature, fratture.
Il Principio di Identificazione è generalmente, sinteticamente, enunciabile nella nota forma, che qui si richiama: Quando due oggetti hanno caratteristiche comuni, che per qualità e quantità escludano la loro presenza per evenienza statistica, e non siano presenti differenze non chiaramente giustificabili, si deve concludere che gli oggetti in questione sono eguali, o hanno una stessa origine.
In altro post già si è detto del caso delle diversità non giustificabili, e del conseguente parere, assoluto, di non identità.
Tra la (ipotetica e inquietante, se ne parlerà in futuro) completa corrispondenza e la non identità, corre tutto lo spettro delle corrispondenze di alcuni elementi. Ecco, quanti devono essere questi elementi corrispondenti per poter esprimere un parere di identità?
La risposta è netta: non esiste un numero predefinito di corrispondenze, un numero fisso, un numero "valido per legge".
Noto l'esempio del numero di minutiæ richiesto per identificare una impronta digitale. Dieci? O dodici? E perché non sedici, visto che la procedura penale sta evolvendo verso l'ostruzionismo? Ma perché non otto, per facilitare la carcerazione dei sospetti, come vorrebbe invece un altro ramo evoluzionismo della procedura?
Chiunque avezzo al metodo scientifico ha una reazione di ripugnanza in merito a questa regola, che alcuni invece difendono veementemente come scientifica. Scientifica, forse nel senso che serviva a garantire una regola più contabile, esclusivamente quantitativa anziché qualitativa, ad uso del personale di polizia non addestrato all'indagine scientifica ed a favorire un apparato codicistico che considerava il prelievo delle impronte come atto ordinario, da non eseguire in regime di contraddittorio.
Il numero di elementi corrispondenti va, invece, definito su una valutazione soggettiva dell'importanza di ognuno di questi; una singola caratteristica può essere talmente individualizzante da escludere ogni e qualsiasi duplicazione casuale, non tanto in assoluto (l'intera popolazione del globo) quanto nell'ambito della particolare indagine.

domenica 15 marzo 2009

Sul Principio di Identificazione


Il Principio di Identificazione è generalmente, sinteticamente, enunciabile in questa forma:

Quando due oggetti hanno caratteristiche comuni, che per qualità e quantità escludano la loro presenza per evenienza statistica, e non siano presenti differenze non chiaramente giustificabili, si deve concludere che gli oggetti in questione sono eguali, o hanno una stessa origine.

A questa forma si è giunti in quasi un secolo di elaborazioni successive, da Bertillon a Huber, Osborn e Duke, ma anche Moretti e Sorrentino.
È di estremo interesse il fatto che la maggior parte degli studiosi che si sono interessati al problema si occupavano di perizie documentali, ed in particolare di perizie su scritture; facile (e con malizioso sorriso sopra) attribuire questo interesse alla estrema, pallida e assorta, soggettività che ancora si riscontra nel settore.

Due condizioni concomitanti, intanto: la presenza di corrispondenze quantitativamente e qualitativamente rilevanti da escludere la mera oscillazione statistica, e la assenza di differenze non giustificabili con elementi diversi dalla diversità degli oggetti a confronto.
La assenza di differenze non giustificate è condizione necessaria alla identificazione; mancando tale condizione, l'identificazione non c'è.

martedì 23 dicembre 2008

Quanti elementi individualizzanti ? Una prima disamina

Citando da una perizietta standard, da cop'incolla, vista troppe volte:

[…] per poter affermare che uno scritto è autografo i segni con lo stesso tracciamento grafico in due scritture in confronto devono essere cinque/sei [...].
Di norma, a contorno, si citano Sante Bidoli, insieme o in alternativa a Marco Marchesan.

È una citazione non corretta, malevolmente interpretata, e che ignora totalmente senso e fondamenti di detta Legge.

Questa che si attribuisce al Marchesan (o a Bidoli) non è una Legge, sorta di mandato all'onnipotenza, di valore assoluto ed applicabilità universale; non è nemmeno una regola, ma solamente una misinterpretazione di un esempio di statistica a sua volta semiempirica e sommaria, un tentativo di esporre in forma quantitativamente debole il principio criminalistico di identificazione [*].
Un principio può essere utilizzato solo conoscendo e rispettando il contesto sotto cui è formulato.

Un segno grafico che possa essere definito patognomonico (linguaggio improprio, da patologo) o meglio individualizzante, può essere definito, in termini statistici assai sommari, come un segno che lo scrivente abbia in comune con una limitata parte della popolazione (anche con una parte eguale a zero, ovviamente) come per esempio con una persona su cento, ovvero il segno ha una frequenza dell’1% nella popolazione in esame.
Sotto tale ipotesi, affinché la probabilità che una serie di segni individualizzanti possa essere definita sufficiente ad individuare una singola persona, detti segni dovrebbero essere in numero di quattro o cinque; per le probabilità composte, cinque segni ognuno con frequenza misurata pari all’uno per cento della popolazione, dovrebbero essere contemporaneamente presenti in 1/100 elevato alla quarta, ovvero in 1/10.000.000.000 di persone, una persona su dieci miliardi.
Ciò, naturalmente, se effettivamente a detti segni possa essere attribuita tale frequenza nella popolazione, giacché non esistono tabelle delle frequenze dei caratteri della scrittura, che siano pubblicate e verificate secondo il metodo scientifico. Esistono solamente regole semiempiriche, come l'esecuzione degli ovali in senso orario, misurate in campioni ristretti.
Esistono, inoltre, segni ben più rari di quelli con la frequenza esemplificatrice dell’uno per cento, e la loro presenza potrebbe ridurre anche a due i segni caratteristici sufficienti a fornire un parere di unicità di mano.
E detti segni, interpretati come elementi statistici, debbono essere tra loro indipendenti tra di loro. Ad esempio, l'esecuzione degli ovali in senso orario tra le a e le o, non è completamente indipendente tra loro, non possono essere considerati elementi di eguale valore probatorio.

Come se non bastasse, si scrive di segni con lo stesso tracciamento grafico.
Ciò è errato, perché nei caratteri individualizzanti vi sono anche i caratteri generali della scrittura, come la pressione e gli allineamenti.

Una trattazione della regola dei cinque segni, con eccessive libertà statistiche e metodologiche, a mi oparere (vi si rappresenta la variazione di una grandezza discretizzata con una linea continua, scelta in maniera arbitraria e non documentata, tra l'altro), la si può trovare qui.

Vi è però un aspetto poco utilizzato della regoletta, mai abbastanza evidenziato.
Nessuno può permettersi di stabilire identità tra elementi banali, o tra due o tre elementi.
Un esempio chiarissimo : avere (tra individui a confronto) due gambe e due braccia non è una corrispondenza individualizzante; lo sarebbe se si avessero tre gambe (meglio ancora se quattro).

[*] Robert A. Huber , Expert Witnesses, Criminal Law Quarterly, II, 276-296 : When any two items contain a combination of corresponding or similar and specifically oriented characteristics of such number and significance as to preclude the possibility of their occurence by mere coincidence, and there are no unaccounted for differences, it may be concluded that they are the same, or their characteristics attributed to the same cause. Si veda anche: Harold Tuthill, Individualization: Principles and Procedures in Criminalistics, Lightning Powder, Salem 1994