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giovedì 17 dicembre 2009

Servizi in linea con i bisogni di mercato ?


In data 15 Dicembre 2009, il Responsabile Commerciale (entità priva di nome e cognome) per il Mercato Privati di Poste Italiane SpA, ha fatto trovare ai titolari di caselle postali, una poco piacevole letterina.
L'anonimo Responsabile comunica che Poste Italiane, ha effettuato una rivisitazione del servizio "Caselle Postali", con l'obiettivo di offrire servizi in linea con i bisogni del mercato.
La valorizzazione della fruibilità del Servizio si sintetizza in un prezzo più che triplicato del canone annuo, che passa (rispettivamente, secondo dimensione della casella) da 35, 42 e 50 Euro a 100, 150 e 200 Euro.
In cambio di cosa? Della possibilità di estendere l'utilizzo della Casella Postale fino a due familiari, e la possibilità di immissione di Fax in Casella Postale, attraverso il numero messo a disposizione dall'Ufficio Postale.
Familiari in una casella intestata ad una azienda o ad un professionista? Fax in casella? E questo sarebbe un servizio in linea con i bisogni di mercato ?
Mi domando se il Signor Responsabile Commerciale abbia una seppur pallida idea di cosa significhi quel che sottoscrive.
Due considerazioni, e due conti. 
La casella postale sarebbe un utilissimo strumento per  le piccole aziende, in quanto consente di avere un luogo ove ricevere la propria corrispondenza (non solo lettere e bollette, ma anche pacchi, postacelere e quant'altro), senza essere costretto a mantenere un luogo presidiato per l'incombenza. Poste Italiane, di converso, guadagna (e non poco) dal fatto che per ogni dieci caselle aperte c'è un postino in meno che gira per la città.
Della estensione ai familiari, abbiamo già detto. 
Per il servizio fax, il Signor Responsabile Commerciale dovrebbe farsi un giro in Internet, e controllare quali e quanti servizi fax esistono. Ad un costo intorno ai cinquanta euro l'anno, si acquista un numero di fax esclusivo, gestibile direttamente per posta elettronica, e che non passa sotto gli occhi di un intero ufficio postale, alla faccia di privacy e riservatezza; inoltre, tali servizi forniscono esplicitamente o implicitamente il valore aggiunto della certificazione del fax ricevuto o inviato, poiché viene generato un file pdf, a richiesta con firma digitale, che fissa nel tempo data e ora della trasmissione ed il suo contenuto. Vedi ad esempio, popfax (se indicate il codice 6228 9950 7005 7402 vi fanno il 20% di sconto sulla tariffa).
L'opzione fax è pertanto, assolutamente fuori mercato.
Nulla si dice circa la qualità del servizio, però.
Nella mia casella, la posta arriva una volta a settimana, o anche meno, tutta insieme.

La ricezione della postacelere e dei pacchicelere, sopratutto se in contrassegno, viene lasciata al buon cuore degli addetti al recapito e degli addetti all'ufficio. Per il contrassegno, anzi, spesso il plico non solo non viene lasciato in casella ma non viene nemmeno lasciato l'avviso di giacenza presso altro ufficio (alla faccia del rispetto dei contratti di servizio sottoscritti).
Un elementare servizio, in uso fino a qualche anno fa, quale l'impostazione diretta in casella degli invii consegnati presso lo stesso ufficio dove è ubicata la casella, non è più consentito. Invece di percorrere i sei-sette metri tra lo sportello e la casella, una raccomandata viene inviata al CMP di competenza (che è sempre in un'altra città, Roma-Fiumicino, Milano-Roserio, ecc.) , e poi effettua tutta la trafila per ritornare allo stesso ufficio in cui è stata impostata. A quanto pare, il Responsabile Commerciale non ha cognizione di una esoterica disciplina nota come Gestione dei Costi di Impresa.
I plichi che passano "dogana" lecitamente o illecitamente (visto che negli ultimi tempi qualsiasi cosa viene bloccata in dogana, anche se trattasi di materiale esente da tributi e balzelli) non viene consegnato in casella, sempre per la questione dell'incasso degli eventuali (e spesso più che arbitrari: libri e riviste passate con l'IVA al 20% !) importi a carico del destinatario.
E ancora, in casella non si possono ricevere corrispondenze recapitate tramite entità diverse da Poste Italiane, alla faccia della libertà di impresa e di concorrenza. Tra queste, le lettere affidate ad un qualsiasi correre privato, ovverosia i tre quarti delle fatture e delle comunicazioni bancarie. Dobbiamo pagare anche per l'abuso di posizione dominante di Poste Italiane.
Interessante come ci chiamino Clienti, quando si tratta di incassare, e Utenti quando si tratta di giustificare disservizi e incapacità imprenditoriale, e non solo con Poste Italiane.

Offrire servizi in linea con i bisogni del mercato è cosa ben diversa. Dopo il cloud computing il cloud management ?...



mercoledì 27 maggio 2009

Ungulese - 4


Qualche tempo fa
, avevo chiosato sul fatto che lo scorso Novembre, l'Amministratore Delegato di Poste Italiane SpA, ing. Massimo Sarmi, aveva sottoscritto un ordine di servizio con il quale invitava i propri dipendenti a moderare l'uso dell'inglese per garantire una comunicazione immediata con i propri interlocutori.
Si sperava scomparissero a breve termine i teratomi linguistici come la Business Unit Philately, né inglese, né altra cosa che splendido ungulese.
Mi domandavo, però, se si parlava (scriveva, leggeva) Italiano prima dei corsi di inglese in Poste, ed in genere in tutta l'amministrazione della Repubblica.
Risposta corale e unanime, un assordante "no".
L'incertezza e l'abuso linguistico della pubblica amministrazione sono sintomo della pochezza morale e tecnica di questa.

Mi chiedevo anche se dopo l'ordine di servizio moralizzatore, si sarebbe parlato (scritto, letto) Italiano oppure la solita lingua, che si deve tradurre in Italiano prima di poterla tradurre in portoghese o in inglese.

Un paio di giorni ho ricevuto un messaggio di posta elettronica (una mail), proveniente dal dominio posteitaliane.it , finito automaticamente nella Caienna della posta indesiderata.

La riproduco:


Buongiorno,
sono il referente di zona per quanto riguarda i servizi per le imprese di Posteitaliane; vi scrivo in merito a delle interessanti novità riguardo le spedizioni con corriere espresso di Posteitaliane. Da oggi è possibile accedere a scontistiche fino al 30 % e servizi dedicati. A tal proposito vorrei concordare un appuntamento presso la vostra sede proprio al fine di illustrare queste novità.
In attesa di cortese riscontro, distinti saluti

PosteItaliane

Apple Mail
ha fatto bene il suo dovere,
confinando tra lo spam della serie Caro Amico queste righe che vorrebbero attrarre nuovi clienti.
Brutto italiano, e terminologia spazzatura: la scontistica brilla fra tutte. Il fatto che sia un termine consueto nella lingua dei rappresentanti, non ne giustifica l'uso in alcun modo. Il buon Giampaolo Dossena aveva a suo tempo invocato pene orribili (andare a studiare!) per chi si macchiava di tanto crimine contro l'umanità.

Il buon AD Massimo Sarmi dovrebbe nuovamente mettere mano al computer, e diramare un altro ordine di servizo, raccomandando, in attesa dei corsi di Italiano, almeno l'uso del De Mauro online, facile, gratuito, efficace e, sopratutto, scevro da questa spazzatura. Io suggerirei anche il mai compiutamente applicato Manuale di Scrittura Amministrativa redatto dal Dipartimento di Studi Italianistici per l'Agenzia delle Entrate, per avere un esempio di cosa si deve scrivere e cosa non si può.

sabato 3 gennaio 2009

Ungulese - 2


Lo scorso Novembre, l'Amministratore Delegato di Poste Italiane SpA, ing. Massimo Sarmi, ha sottoscritto un ordine di servizio con il quale invita i dipendenti a moderare l'uso dell'inglese per garantire una comunicazione immediata con i propri interlocutori.
Sarebbero, quindi, destinati a scomparire teratomi linguistici come la Business Unit Philately, né inglese (semmai, se si vuol proprio fare del pidgin', Philately Business Unit), né altra cosa che splendido ungulese.
La home page di Poste Italiane è tuttora un bell'esempio: ATM, Poste Business, Poste Pay, Poste Shop (quelle strutture che si sono sovrapposte all'ufficio postale, dove troviamo le collezioni di Harmony e altri oggetti indispensabili al vivere civile, ma non i francobolli, o le confezioni di avvisi di ricevimento - le ricevute di ritorno - o i moduli per le richieste in distinta).
Ma si parlava (scriveva, leggeva) italiano prima dei corsi di inglese in Poste, ed in genere in tutta l'amministrazione della Repubblica? Gli avvisi di ricevimento/ricevute di ritorno, le distinte di cui sopra non indirizzano certo verso una risposta positiva.
L'incertezza e l'abuso linguistico della pubblica amministrazione sono sintomo della pochezza morale e tecnica della struttura.
E dopo l'ordine di servizio moralizzatore, si parlerà (scriverà, leggerà) italiano oppure la solita lingua, che dovrò continuare a tradurre in italiano prima di poter tradurre in portoghese o in inglese? Il dia-a-dia del traduttore dall'italiano rimarrà lo stesso, temo.
O ritorneremo alle istruzioni del Travaso, per non dir più bidet con molle e femminea pronunzia francese, ma bidè, con schietta e maschia pronunzia italiana?