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martedì 21 febbraio 2017

È uscito il terzo volume de I Libri del Perito !

La terza uscita de I Libri del Perito è una raccolta di alcuni articoli e memorie congressuali di Ascanio Trojani, dall'ormai lontanissimo 1985 e per i vent’anni che seguono, pressoché introvabili nei circuiti ordinari.
La Periziabilità delle Mazzette Autocopianti, Sulla Possibilità di Esprimere Giudizi di Autenticità o Apocrifia su Documenti Fotoriprodotti, Gli Inchiostri Simpatici, Il Principio di Identificazione in Criminalistica. Alcuni di questi articoli sono stati esplicitamente citati nelle motivazioni di alcune sentenze di Corte d’Appello penale, e vengono ora riproposti, opportunamente rinfrescati ed aggiornati al presente tecnico, sempre ell’inconfondibile stile, provocatorio, diretto e trascinante dell’Autore. 
In fase di editing è stato aggiunto un intervento, insieme a Marisa Aloia, del 2008, in tema di frodi creditizie e compatibilità familiari e ambientali.

Il volume - come tutti quelli della serie - può essere acquistato presso Lulu (paperback e PDF), Amazon (paperback e Kindle), Barnes & Noble oltre che in tutte le librerie partecipanti al circuito globalReach come il Mondadori Store

In arrivo entro il primo semestre altri tre o quattro volumi della serie - dipenderà dai tempi tecnici e dagli altri impegni.


 

martedì 30 novembre 2010

Statisticamente, I bis. Gli Occhiali (o il Paraocchi) del Giudice ?

  
«Il Settantasei per cento di corrispondenza.. » oppure il più familiare «Il novanta per cento degli italiani è con me».
Qualche perito o consulente propone dati statistici, diagrammi, tabelle. Poi guardi, e vedi che la statistica è fatta su tre (uno, due, tre di numero) oggetti a confronto, verifica compresa. Nemmeno aritmetica (e pure brutta) è. 
È supercazzoloso, ma senza nemmeno il piacere tattile della bitumatura. 
Tempo fa si diceva che il Perito è l'occhiale del Giudice; questi sembra vogliano esserne il Paraocchi.

« Non dimenticatevi di una cosa importantissima: divulgate sondaggi sulla vostra popolarità e le sulle vostre possibilità di successo. I sondaggi sono importantissimi e possono essere fatti attraverso le interviste. Il metodo è semplicissimo: domandate, per esempio, a mille persone al Maracanã, alla Estação Central do Brasil, sulla spiaggia del Leblon o lungo l'Avenida Rio Branco il nome del candidato che preferiscono.
Mettete insieme le risposte e, senza leggerle (importantissimo!) per non crearsi complessi e non perdere il sorriso, sigillatele ermeticamente in una scatola.
Poi buttatela a mare, bruciatela o sotterratela in giardino. Vi resta solo di far pubblicare i risultati sui giornali: il 78% dell'elettorato della Zona Sud (dal Correio da Manhã) e l'82% della Zona Nord (secondo O Dia) sarà certamente con voi.
Se proprio volete, potrete anche fare a meno delle interviste, e pubblicare direttamente i risultati. Questo sistema è più economico e consente di ottenere gli stessi effetti.
Fatto ciò [...] approfittate dei quattro anni che i miei consigli vi avranno reso.
Se nonostante i vostri sforzi ed i miei consigli non sarete stati eletti, significa che siete stati traditi: cambiate partito, cambiate alleanze, cambiate politica.
Non dimenticate che la gente è sempre ingrata, e per questo andrete in esilio volontario, senza dire una parola per tre anni e sei mesi, dopo i quali riapparirete portando con voi una lista dei prezzi del periodo della vostra ultima campagna elettorale.
Tutti vedranno che i prezzi si saranno moltiplicati più volte da allora, e che non ne siete certo responsabili, perché voi non siete stati eletti; ma lo sarete questa volta, con assoluta certezza. »

da : Peter Kellemen, Política (uma das boas coisas da vida) in Brasil para Principiantes, Editora Civilização Brasileira, Rio de Janeiro 1960
Se volete provare a trovare una copia del volume, da decenni fuori edizione, provate qui.

Cose che avvengono in una galassia lontana lontana, in altro tempo, in altro spazio. E se qualcuno ci si riconosce, non avrà certo sufficiente orrore di sé stesso da arrabbiarsi.

domenica 15 marzo 2009

Sul Principio di Identificazione


Il Principio di Identificazione è generalmente, sinteticamente, enunciabile in questa forma:

Quando due oggetti hanno caratteristiche comuni, che per qualità e quantità escludano la loro presenza per evenienza statistica, e non siano presenti differenze non chiaramente giustificabili, si deve concludere che gli oggetti in questione sono eguali, o hanno una stessa origine.

A questa forma si è giunti in quasi un secolo di elaborazioni successive, da Bertillon a Huber, Osborn e Duke, ma anche Moretti e Sorrentino.
È di estremo interesse il fatto che la maggior parte degli studiosi che si sono interessati al problema si occupavano di perizie documentali, ed in particolare di perizie su scritture; facile (e con malizioso sorriso sopra) attribuire questo interesse alla estrema, pallida e assorta, soggettività che ancora si riscontra nel settore.

Due condizioni concomitanti, intanto: la presenza di corrispondenze quantitativamente e qualitativamente rilevanti da escludere la mera oscillazione statistica, e la assenza di differenze non giustificabili con elementi diversi dalla diversità degli oggetti a confronto.
La assenza di differenze non giustificate è condizione necessaria alla identificazione; mancando tale condizione, l'identificazione non c'è.

mercoledì 11 marzo 2009

Prova, indizio, ronde, giudizi, dibattimenti in prime time


Di questi giorni l'evolversi delle indagini sullo
stupro della Caffarella, tra un riserbo non perfettamente gestito da parte della Procura di Roma, anticipazioni pseudodibattimentali sulla stampa, la polemica sulle "ronde", ed altro.
Non si può entrare nel merito della questione, per palese decenza professionale.
Due aspetti della faccenda, però, sono interessanti, l'uno strettamente tecnico, l'altro morale.

Primo, l'aspetto tecnico.
Le notizie di stampa, prese tal quali, senza verifica sui fascicoli reali, insinuano che la Procura di Roma avrebbe classificato come
indizio negativo la negatività dell'esame sul DNA dei due indagati nei campioni di sperma raccolti.
Il principio di identificazione è fin troppo chiaro, in questo senso: uno ed anche un solo elemento contrario ad una identificazione positiva è prevalente su ogni altra eventuale corrispondenza.
La scelta (se vera, lo ripeto ancora), attribuita nella stampa alla Procura, di considerare come non rilevante la negatività di tali esami apparirebbe, quantomeno, un originale forma di masochismo processuale. Ma nel merito della particolare questione NON ci si entrerà, qui interessa il solo principio di identificazione e la sua applicabilità.
A questo primo aspetto, puramente tecnico, dedicherò il prossimo post.

Un secondo aspetto, come detto, morale.
Facile giudicare, facile condannare, facile sostituire vendetta alla Giustizia.

Andiamo per esempi.
Vi ricordate
12 Angry Men, di Sidney Lumet, tratto dal dramma teatrale di Reginald Rose? In italiano fu traslato ne La Parola ai Giurati. Questo è il trailer:







Recentemente Nikita Mikhalkov ha diretto lo splendido
12 :






La parola ai giurati
, traduzione in italiano del dramma di Rose, è sino al 22 Marzo in scena al Teatro Eliseo di Roma, con la regia e l'interpretazione del Giurato 8, di Alessandro Gassman.


I film, e l'opera teatrale, sono ottimi esempi di cosa accade quando il pregiudizio prevale sulla ragione, la vendetta sulla Giustizia, e di come si debbano affrontare i ronderos potenziali.

martedì 23 dicembre 2008

Quanti elementi individualizzanti ? Una prima disamina

Citando da una perizietta standard, da cop'incolla, vista troppe volte:

[…] per poter affermare che uno scritto è autografo i segni con lo stesso tracciamento grafico in due scritture in confronto devono essere cinque/sei [...].
Di norma, a contorno, si citano Sante Bidoli, insieme o in alternativa a Marco Marchesan.

È una citazione non corretta, malevolmente interpretata, e che ignora totalmente senso e fondamenti di detta Legge.

Questa che si attribuisce al Marchesan (o a Bidoli) non è una Legge, sorta di mandato all'onnipotenza, di valore assoluto ed applicabilità universale; non è nemmeno una regola, ma solamente una misinterpretazione di un esempio di statistica a sua volta semiempirica e sommaria, un tentativo di esporre in forma quantitativamente debole il principio criminalistico di identificazione [*].
Un principio può essere utilizzato solo conoscendo e rispettando il contesto sotto cui è formulato.

Un segno grafico che possa essere definito patognomonico (linguaggio improprio, da patologo) o meglio individualizzante, può essere definito, in termini statistici assai sommari, come un segno che lo scrivente abbia in comune con una limitata parte della popolazione (anche con una parte eguale a zero, ovviamente) come per esempio con una persona su cento, ovvero il segno ha una frequenza dell’1% nella popolazione in esame.
Sotto tale ipotesi, affinché la probabilità che una serie di segni individualizzanti possa essere definita sufficiente ad individuare una singola persona, detti segni dovrebbero essere in numero di quattro o cinque; per le probabilità composte, cinque segni ognuno con frequenza misurata pari all’uno per cento della popolazione, dovrebbero essere contemporaneamente presenti in 1/100 elevato alla quarta, ovvero in 1/10.000.000.000 di persone, una persona su dieci miliardi.
Ciò, naturalmente, se effettivamente a detti segni possa essere attribuita tale frequenza nella popolazione, giacché non esistono tabelle delle frequenze dei caratteri della scrittura, che siano pubblicate e verificate secondo il metodo scientifico. Esistono solamente regole semiempiriche, come l'esecuzione degli ovali in senso orario, misurate in campioni ristretti.
Esistono, inoltre, segni ben più rari di quelli con la frequenza esemplificatrice dell’uno per cento, e la loro presenza potrebbe ridurre anche a due i segni caratteristici sufficienti a fornire un parere di unicità di mano.
E detti segni, interpretati come elementi statistici, debbono essere tra loro indipendenti tra di loro. Ad esempio, l'esecuzione degli ovali in senso orario tra le a e le o, non è completamente indipendente tra loro, non possono essere considerati elementi di eguale valore probatorio.

Come se non bastasse, si scrive di segni con lo stesso tracciamento grafico.
Ciò è errato, perché nei caratteri individualizzanti vi sono anche i caratteri generali della scrittura, come la pressione e gli allineamenti.

Una trattazione della regola dei cinque segni, con eccessive libertà statistiche e metodologiche, a mi oparere (vi si rappresenta la variazione di una grandezza discretizzata con una linea continua, scelta in maniera arbitraria e non documentata, tra l'altro), la si può trovare qui.

Vi è però un aspetto poco utilizzato della regoletta, mai abbastanza evidenziato.
Nessuno può permettersi di stabilire identità tra elementi banali, o tra due o tre elementi.
Un esempio chiarissimo : avere (tra individui a confronto) due gambe e due braccia non è una corrispondenza individualizzante; lo sarebbe se si avessero tre gambe (meglio ancora se quattro).

[*] Robert A. Huber , Expert Witnesses, Criminal Law Quarterly, II, 276-296 : When any two items contain a combination of corresponding or similar and specifically oriented characteristics of such number and significance as to preclude the possibility of their occurence by mere coincidence, and there are no unaccounted for differences, it may be concluded that they are the same, or their characteristics attributed to the same cause. Si veda anche: Harold Tuthill, Individualization: Principles and Procedures in Criminalistics, Lightning Powder, Salem 1994